L’Unione Europea e il futuro della pesca a strascico nel Mediterraneo
Negli ultimi anni, la gestione delle risorse marine è diventata una priorità strategica dell’Unione Europea. In questo contesto, la pesca a strascico è al centro di un confronto tra istituzioni, comunità scientifica e operatori del settore.
L’obiettivo è il raggiungimento del buono stato ecologico dei mari entro il 2030, in linea con il Green Deal europeo.1
Il Mar Mediterraneo si presenta come un banco di prova cruciale, essendo tra i mari più sfruttati al mondo.

Il Mediterraneo e gli obiettivi dell’Unione Europea
La pesca a strascico è tra le pratiche più impattanti nel Mediterraneo, causando:
- danneggiamento dei fondali
- riduzione della biodiversità
- cattura di specie giovanili
Nel 2026 l’UE propone forti riduzioni dello sforzo di pesca nel Mediterraneo, fino al 64% per la pesca a strascico e circa il 25% per i palangari, accompagnate da limiti di cattura e misure di conservazione per diverse specie.
La Commissione Europea ha definito un Piano d’Azione Marino con misure per ridurre l’impatto della pesca:2
- divieto progressivo della pesca a strascico nel 30% dei mari entro il 2030
- rafforzamento delle aree marine protette
- tutela delle zone di riproduzione
- riduzione dell’impatto sui fondali
La posizione dell’Italia
L’Italia ha espresso forti critiche alle misure europee. Associazioni come Legacoop Agroalimentare evidenziano:3
- riduzione delle giornate di pesca
- rischio di chiusura per molte imprese
- impatto sulla filiera ittica
Il settore chiede un approccio più graduale e strumenti di sostegno economico.
Impatto economico e di mercato
Le restrizioni incidono sia sul sistema produttivo sia sul mercato, generando difficoltà diffuse lungo tutta la filiera. Le imprese ittiche subiscono un calo dell’attività, con ripercussioni anche sui settori collegati come trasformazione, cantieristica e fornitori, e un conseguente aumento del rischio occupazionale. Allo stesso tempo, queste dinamiche influenzano il mercato e i consumi: si registra una maggiore dipendenza dalle importazioni, una minore disponibilità di pesce locale e una progressiva crescita dell’acquacoltura come risposta alla riduzione dell’offerta tradizionale.4
Alternative e sostenibilità
La transizione passa attraverso:
- tecniche di pesca selettive
- innovazione nelle attrezzature
- sostegno alla piccola pesca
Un esempio positivo è la Fossa di Pomo, dove l’istituzione di un’area a pesca limitata ha portato al recupero degli stock e della biodiversità marina, con effetti benefici anche sulle catture e quindi sull’attività dei pescatori.5
Conclusioni
Il futuro della pesca a strascico sarà sempre più legato a sostenibilità e innovazione, in linea con gli obiettivi dell’Unione Europea e della Politica Comune della Pesca.
La vera sfida sarà trovare un equilibrio tra tutela ambientale e sostenibilità economica, evitando conseguenze irreversibili sia per gli ecosistemi marini sia per il tessuto produttivo e occupazionale legato alla pesca. In questo contesto, innovazione, sostegno alle imprese e politiche equilibrate giocheranno un ruolo decisivo nel determinare il futuro del settore.
Note
1) https://oceans-and-fisheries.ec.europa.eu/european-ocean-pact_en
2) https://www.eurofuni.com/categoria-prodotto/cavi-di-acciaio-per-pesca-industriale/
4) https://www.pesceinrete.com/western-mediterranean-fishing-opportunities/